Nel giro di pochi giorni il Tribunale del Lavoro di Catania pronuncia due Sentenze con cui viene chiaramente stigmatizzato il metodo di reclutamento utilizzato dall’USR Sicilia che ha finito per frustrare il principio meritocratico.
Nel primo caso, viene posto l’accento dl Tribunale sul reclutamento dei vincitori del concorso di cui al D.D.G. 85/2018 nell’anno scolastico 2020/2021, quando l’Amministrazione non adottò le cautele sufficienti ad evitare la nomina degli stessi docenti contemporaneamente su più classi di concorso, determinando che molti aspiranti non ottenessero la sede provinciale cui avevano diritto, perché occupata da docenti non interessati a ricoprirla.
Nel secondo caso, viene invece criticato dl Giudice del Lavoro il metodo seguito dalla stesso Ufficio siciliano in relazione alle nomine di maggio 2020 sui cd. posti di quota 100: anche in questo caso, la mera pubblicazione di un avviso in assenza di alcuna comunicazione rivolta agli aventi diritto è stata ritenuta insufficiente a determinare le conseguenze negative invece prodotte dall’Amministrazione in punto di scelta della sede provinciale di docente meglio collocato in graduatoria concorsuale.
Si è trattato semplicemente di restituire dignità alla posizioni di docenti posizionati meglio in graduatoria, ma che avevano finito per essere dislocati peggio in applicazione di meccanismi affidati unicamente a piattaforme informatiche, ma manifestatisi chiaramente inadeguati.